Bolsena Lake

DA NON PERDERE

Bolsena. Castello Monaldeschi e Museo Territoriale del Lago di Bolsena. Costruito nel XII secolo a protezione della Via Cassia, questo castello fu ristrutturato e ampliato dai Monaldeschi della Cervara, che controllarono Bolsena tra il XIV e il XV secolo. Parzialmente ricostruita nel XVI secolo, fu più volte distrutta, l’ultima nel 1815 dagli abitanti della città per impedirne la consegna a Luciano Bonaparte, fratello di Napoleone. Restaurato negli anni ’70, è stato trasformato nel 1991 in Museo Territoriale del Lago di Bolsena ed espone modelli archeologici, naturalistici e antropologici che illustrano la storia e le tradizioni del territorio.

Basilica e Catacombe di Santa Cristina. La Basilica di Santa Cristina fu edificata appena fuori le mura dell’antica Volsini, sopra un antico cimitero paleocristiano dove si credeva fossero state sepolte le spoglie della santa. Secondo la leggenda, fu martirizzata a Bolsena al tempo dell’imperatore Diocleziano. Ciò che resta è un vasto e ramificato complesso catacombale, con alcune tombe intatte, epigrafi e frammenti di affreschi. Le reliquie del santo si trovano all’interno di un’urna di epoca romana imperiale racchiusa in un sarcofago in peperino e furono ritrovate nel 1880. Risalgono all’XI secolo a.C., quando, secondo la leggenda, la contessa Matilde di Canossa fondò la cattedrale. La chiesa ha un carattere romanico. I capitelli furono purtroppo danneggiati in lavori di restauro alla fine del 1700. Il ciborio dell’VIII-IX secolo è collocato sul cosiddetto Altare delle Quattro Colonne. L’elegante facciata tardo quattrocentesca fu invece voluta dal cardinale Giovanni de’ Medici. Fu proprio all’interno di questa chiesa che i locali ritengono sia avvenuto il cosiddetto “Miracolo di Bolsena” nel 1263. L’evento si celebra ogni anno con la Festa del Corpus Domini e le pietre che si dice fossero state macchiate dal sangue che sgorgava dal sono state conservate le ostie alla consacrazione.

Area archeologica. Ancora oggi sono visibili diversi resti monumentali dell’antica città romana di Volsini. A Poggio Moscini, dove si trovava l’antico foro, si possono vedere i resti di diversi edifici pubblici, strade lastricate e case con ambienti affrescati.
Grotte di Castro e Necropoli. Situata a circa tre chilometri da Grotte di Castro, tra il paese e il lago di Bolsena, la necropoli di Pianezze ospita la più importante necropoli etrusca della zona costruita sull’altopiano denominato La Civita. Il gruppo sepolcrale è costituito da 24 tombe a camera con più stanze. Di particolare interesse è quella a forma di casa con i dettagli delle travi del tetto in rosso.

Valentano. Il Museo della Preistoria della Tuscia e la Rocca Farnese. Il primo nucleo della rocca di Valentano risale all’XI secolo. Ampliata e ristrutturata più volte nel corso dei secoli, fu trasformata in edificio residenziale dalla famiglia Farnese nel XV secolo con la creazione del cosiddetto “cortile degli innamorati”, in onore del matrimonio tra Angelo di Pier Luigi Farnese e Lella Orsini, celebrata nel 1488. Agli inizi del XVI secolo ulteriori restauri furono intrapresi da Antonio da Sangallo, che progettò il pozzo centrale. Papa Paolo III Farnese (1534) fece costruire la loggia esterna che ancora oggi caratterizza il panorama di Valentano. Abbandonato dai Farnese dopo la caduta del Ducato di Castro (1649), divenne nel 1731 monastero di monache domenicane e lo adattò alle loro esigenze. Dopo il trasferimento delle monache a Gubbio, la fortezza fu destinata ad uso civile (scuole, abitazioni) e fu abbandonata nel 1957. Restaurata nel 1979, ospita dal 1996 il Museo della Preistoria della Tuscia, che espone importanti reperti dal Paleolitico all’età del Ferro provenienti da tutta la provincia di Viterbo.
Montefiascone. Chiesa di San Flaviano. Chiesa romanico-gotica ricostruita più volte a partire dall’XI secolo. Si compone di due edifici sovrapposti. La parte inferiore, databile a poco dopo il 1000, e le colonne ei pilastri con capitelli variamente decorati e numerosi affreschi risalenti ai secoli XIV e XV. La chiesa superiore, con la sua facciata movimentata da tre archi gotici sormontati da un loggiato cinquecentesco, presenta un elegante interno a tre navate e un’ampia apertura centrale sul pavimento, sigillata da un portone settecentesco che permette di affacciarsi nell’ambiente qui di seguito. La sede papale fu realizzata in travertino, sormontata da un baldacchino, nel 1262 quando papa Urbano IV si recò nella basilica per consacrare l’altare.

Chiesa di Santa Maria di Montedoro. Situata a pochi chilometri dal paese di Montefiascone, la chiesa, un tempo detta di Santa Maria di Monte Moro, ha pianta ottagonale e fu progettata da Antonio da Sangallo nel 1523 sul luogo di una precedente cappella. Sull’altare maggiore è ancora visibile una presunta immagine miracolosa della Madonna con il Bambino attribuita ad Antonio del Massaro, detto il ‘Pastura’ (seconda metà del XV secolo).Anche le cinque cappelle all’interno recano affreschi della seconda metà del XVI secolo.

STORIA

Bolsena è il più grande lago di origine vulcanica d’Europa e il secondo bacino lacustre più grande d’Europa l’Italia peninsulare, per estensione, dopo il Trasimeno. Riempie una depressione creata circa 320.000 anni fa dal crollo di sacche di magma dovuto alle eruzioni dei vulcani di questa zona, compresi quelli su cui sarebbero sorti i comuni di Valentano e Montefiascone. È riempito essenzialmente dall’acqua piovana, oltre che da alcuni brevissimi corsi d’acqua e sorgenti poste nella sua conca. Ha un unico emissario, il fiume Marta, che sfocia nel Mar Tirreno dopo aver lambito la città di Tarquinia.
Le ultime eruzioni vulcaniche risalgono a circa 120.000 anni fa. Le prime tracce di abitato risalgono al Paleolitico medio e superiore (rispettivamente 100.000-35.000 e 35.000-10.000 anni fa) e sono state individuate soprattutto nella parte meridionale del bacino. Tracce degli altri periodi della preistoria, dal Neolitico all’età del Bronzo, non sono abbondanti. Più comuni sono invece i reperti della prima età del ferro (IX-VIII secolo a.C.) poiché sappiamo che il livello dell’acqua del lago era di circa 7 m inferiore a quello attuale. A questo periodo risale l’insediamento di Gran Carro, sulla sponda orientale del lago, oggi sommerso. Di questo periodo sono anche le origini dell’importante centro di Bisenzio sulla sponda meridionale.
In epoca etrusca il lago era controllato dalle importanti città etrusche di Volsini (Orvieto) e Vulci, che probabilmente governarono anche il centro di Bisenzio, e, più tardi nella storia etrusca, anche Tarquinia. Numerosi erano gli insediamenti che occupavano la corona elevata del lago. Tra le più importanti c’era La Civita di Grotte di Castro sui crinali a nord-ovest del bacino.
Nel 264 aC le legioni di Roma conquistarono l’ultima città etrusca indipendente Volsini, situata sulla rupe di Orvieto. Contrariamente alla conquista delle vicine città di Tarquinia (281 a.C.) e Vulci (280 a.C.), i romani non si limitarono a confiscare parte del territorio di Volsini, ma rasero al suolo la città e costrinsero i suoi abitanti a trasferirsi in un nuovo insediamento appositamente costruito presso le sponde del lago, l’attuale Bolsena. La città mantenne lo stesso nome: in etrusco Velzna o Velsena, in latino Volsini. Secondo alcune fonti, l’intervento romano sarebbe stato incoraggiato dall’aristocrazia locale dopo le rivolte delle classi servili che cercavano di prendere il potere. Il saccheggio della città avrebbe prodotto ben 2.000 statue di bronzo. Volsini crebbe d’importanza nel tempo, soprattutto dopo la costruzione della Via Cassia nel II secolo aC. Già nella prima età imperiale era un famoso luogo di villeggiatura, citato dal poeta latino Giovenale.
Agli inizi del IV secolo aC si hanno le prime testimonianze di una comunità cristiana, testimoniata dalle catacombe di Santa Cristina a Bolsena. Tra la fine del V e l’inizio del VI secolo dC troviamo invece le prime testimonianze dell’esistenza di una diocesi di Volsino. Ce n’era un altro nella città di Bisenzio sulla sponda opposta del bacino. Su un’isola del lago (Bisentina o Martana), la regina Amalasunta, figlia di Teodorico, re degli Ostrogoti, fu esiliata e poi uccisa nel 535 dal marito e cugino Teodato.
Nell’XI secolo San Lorenzo, Grotte di Castro, Gradoli, Latera e l’isola Bisentina furono cedute dalla Contessa Matilde di Canossa alla Chiesa, che le aggiunse così alla Val di Lago. Il potente Comune di Orvieto, però, asportò la sua influenza su tutto questo territorio, talvolta in contrasto con quella della Chiesa. Nel 1281 papa Martino IV visitò Bolsena. Sembra che durante il suo soggiorno abbia assaggiato le anguille del lago. Gli piacquero così tanto che Dante gli assegnò un posto nel sesto anello del Purgatorio, tra i golosi.
Situata su una delle principali vie di comunicazione tra Roma e il nord, tutta la Val di Lago fu più volte attraversata e saccheggiata da truppe straniere dirette verso la capitale della cristianità o il sud Italia. Tra questi vi furono quelli dell’imperatore Ludovico IV, detto il Bavarese, che nel 1328, dopo la sua incoronazione a Roma, intendeva procurarsi rifornimenti per muovere guerra al regno di Napoli. L’imperatore assediò anche la città di Bolsena, senza riuscire a conquistarla.
Nel 1369 papa Urbano V trasferì la sede pontificia a Roma dopo la presa di Avignone, ma fu costretto da una serie di tumulti a lasciare la città, trovando rifugio a Montefiascone. In segno di gratitudine per la fedeltà al soglio pontificio, le concesse lo status di città e la elevò a sede diocesana, staccandola da quella di Bagnoregio e modellando il suo territorio da quello delle diocesi circostanti (Viterbo, Tuscania, Orvieto e Castro).
Un interessante quadro della Val di Lago nel XV secolo è offerto dai Commentari di Papa Pio II Piccolomini, parente dei Monaldeschi, signori di Orvieto e Bolsena, che visitò queste zone tra il 1460 e il 1462 Descrive Bolsena devastata da numerose guerre interne e ricorda come l’isola Martana, dopo un lungo periodo di abbandono, fosse abitata da frati agostiniani, mentre l’isola Bisentina ospitò i frati minori di San Francesco.
Nel 1537 papa papa Paolo III istituì il Ducato di Castro, che comprendeva le sponde meridionali e occidentali del lago, con gli insediamenti di Marta, Capodimonte, Bisenzio, Valentano e Grotte di Castro, affidandolo al figlio Pier Luigi Farnese. Successivamente si verificò una situazione tesa e pericolosa tra la famiglia e il papato a causa sia dei numerosi debiti accumulati con la Chiesa, sia della sconsiderata decisione del Papa di fare di Castro la capitale del ducato. Questa crisi raggiunse il culmine nel 1600 e culminò nel 1649 quando Castro fu conquistata dalle truppe pontificie. Fu completamente distrutto e l’intero ducato tornò sotto il diretto controllo della Chiesa.
Nel XVIII secolo il livello del lago si alzò e lungo le sue sponde si formarono numerose paludi. Questi divennero rapidamente putridi, costringendo papa Clemente XIV a ordinare l’evacuazione del piccolo paese di San Lorenzo alle Grotte, nelle immediate vicinanze della costa, trasferendo i suoi abitanti in un nuovo centro, a circa 2 km da quello abbandonato, chiamato San Lorenzo Nuovo nel 1779.
Il territorio della Val di Lago è stato più volte colpito dal Risorgimento. Nel 1860 un gruppo di garibaldini guidati dal colonnello Zambianchi lasciò i Mille a Talamone e, dopo essersi riunito a Pitigliano, varcò il confine occupando Latera e Grotte di Castro. Tuttavia, un distaccamento francese con sede a Montefiascone con l’appoggio delle truppe pontificie di stanza a Valentano, riuscì a cacciare i patrioti, riprendendo il controllo del territorio. Un evento simile si ripeté nel 1867, quando Garibaldi tentò di organizzare una spedizione per occupare lo Stato Pontificio e conquistare Roma. Il generale è stato fermato dalle autorità italiane, che lo hanno arrestato e trasferito a Caprera. Da qui, però, il generale riuscì a fuggire. Nel frattempo, gruppi di volontari si sono confluiti nel viterbese, compiendo numerosi attentati. Occuparono Ischia di Castro, Farnese, Acquapendente e Valentano, ma, attaccati, si rifugiarono nel convento di S. Francesco a Bagnoregio. Le truppe pontificie, però, si organizzarono rapidamente e, dopo essersi riunite a Montefiascone, scacciarono i “briganti” o “briganti” oltre confine, riprendendo il controllo dell’intera area. Tuttavia, dopo la vittoria di Garibaldi a Monterotondo, le truppe pontificie abbandonarono tutte le loro guarnigioni, temendo un’invasione delle truppe regolari dei Savoia e concentrarono i loro sforzi su Roma e Civitavecchia, dove si aspettavano lo sbarco dei rinforzi francesi. I garibaldini decisero di approfittare della situazione, lasciando la loro base a Torre Alfina per occupare Viterbo, prendendo il controllo delle roccaforti strategiche di Bagnoregio, Valentano e Montefiascone, ponendo quest’ultima sotto il loro comando militare. Ma proprio quando il plebiscito aveva cominciato ad accogliere l’annessione al Regno d’Italia, giunse la notizia della sconfitta di Garibaldi nella battaglia di Mentana. I garibaldini abbandonarono quindi tutte le loro posizioni e lasciarono lo Stato Pontificio. Solo nel 1871, con la caduta di Roma, il territorio del Lago di Bolsena entrò definitivamente a far parte del Regno d’Italia.

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